“Secondo un principio dell’estetica giapponese la semplicità, l’umiltà, l’imperfezione sono componenti fondamentali della bellezza; come esempio pregnante vi è la cerimonia del tè che nella tradizione giapponese esprime proprio il gesto di offrire in umiltà e in semplicità. Un ulteriore e non meno significativo esempio è percepire la Bellezza in un oggetto rotto e poi aggiustato, piuttosto che in uno nuovo. Cioè a dire che bisogna saper godere di ciò che è meno appariscente e saper trarre piacere nelle piccole cose, come ridare nuova vita a materiali ritenuti irrecuperabili”
Il precedente brano è tratto dal libro di Selene Calloni Williams e Noburu Okuda Do “Shinrin-Yoku, l’immersione nei boschi” Ed. Studio Tesi, 2018
Vaso Terremoto
2012 – Pasta adesiva, colla e cocci di vaso
Nel mese di maggio del 2012 l’Emilia fu colpita dal terremoto; un evento sismico costituito da una serie di scosse localizzate nel cosiddetto “distretto sismico della pianura padana emiliana”. All’interno della casa di Andrea, a Carpi, nella quale un tempo abitava con i genitori, uno dei due vasi “gemelli” di discreto valore e che raffigurava scene di samurai giapponesi, (entrambi acquistati anni addietro dal padre Amner, da un mercante d’arte, forse il medesimo che gli propose un Ligabue rifiutato?!!), si trovava frantumato a terra in innumerevoli pezzi, circa ottanta. Non raccogliemmo l’invito di Celso, amico storico modenese, di buttare nei rifiuti i cocci e li raggruppammo sconsolati, portandoceli con noi in una scatola di cartone rigido. A giugno grazie alla tenacia e alla pazienza di Prato, nostro abituale frequentatore e amico fraterno, cominciammo l’opera di ricostruzione in ottica Wabi sabi. Due settimane intense di lavoro coadiuvati da colla e pasta adesiva, ma soprattutto dall’ostinazione creativa di vedere rinascere un oggetto probabilmente nemmeno prezioso, comunque di buona fattura.




IL VASO
Tratta il dolore della vita
Come il vaso, quello rotto.
All’improvviso
per fatalità
o per caso
cade e si frange
quel vaso.
Allora raccogli ogni suo pezzo
e un po’ per volta
ricomponilo
senza trattarlo con disprezzo.
Certo, non è il vaso di prima.
E’ qualcosa di nuovo,
di diverso.
Un altro vaso
più originale,
più nuovo,
forse più bello.
Le sue crepe
sono cicatrici.
I suoi rattoppi
elaborazioni.
Tutto è cambiamento.
Senza cambiamento non c’è vita.
Maria Grazia Carboni
Tavolo Sgombro
2003 – Colori per vetro
Un tavolo da pranzo in vetro con una lunga crepa di cinquanta centimetri campeggiava sul lato trasparente del nostro desco (causa appoggio non proprio discreto, né leggero, di un “grosso”amico di 130kg). Così mi venne l’idea di dipingere uno sgombro, pesce che si prestava perfettamente per fattura e dimensioni.



Specchio Anguilla
2006 – Colori per vetro
Questo specchio si trovava nei rifiuti (nemmeno in quelli ingombranti); una lunga crepa dall’alto al basso della sua cornice, probabilmente aveva disturbato la visione ottimale dei proprietari! Dunque dipinsi una lucente ed oblunga anguilla dalle guizzanti pinne che a tutt’oggi campeggia sul medesimo specchio, decorandolo in modo unico e personale.


