Installazioni

Evento nucleare del sublime

Artemisia 2016

Materico – pastelli, cartone, lana merino, legno, vernice

“Nel periodo arcaico della vita psichica non esiste differenza fra bocca e seno”

Il pittogramma non si può dire! I pittogrammi sono infiniti e sembrano…una finzione… Nel momento in cui noi li possiamo nominare descrittivamente per intenderci sulla cosa, in realtà, stiamo già nominando una figura molto derivata del pittogramma.

“…quando diciamo bocca-seno, quello che designa il pittogramma è l’evento che istituisce l’uno o l’altro in questa posizione in cui sono ancora uno la medesima cosa dell’altro…bisognerebbe disegnare il movimento dell’esplosione e il ritmo che lo qualifica, cioè il loro annullarsi con diastole e sistole: c’è una diastole che li istituisce e una sistole che li annulla, fino a che ciascuno, lentamente, si costituisce come il polo separato dall’altro”.

“…il pittogramma è sempre l’esplosione di due entità, ma in una condizione originaria, tale per cui ciascuna non è sufficientemente consolidata in sé stessa: è sempre in procinto di precipitare nell’altra e di confondersi con l’altra”.

“Il simballein è il nome del primo pittogramma. Se noi prendiamo tutte le figure pittogrammatiche che possiamo nominare e le formalizziamo in un’immagine il più possibile neutra, abbiamo il simballein.

“L’azione che li unisce è anche l’azione che li scompone: è l’azione del simballein. Per fare simballein è vero che devo riunire i cocci, però, prima devo averli rotti. Quindi la fase zero del simballein è la rottura dell’intero”.

Nell’antica Grecia al momento del congedo spezzavano una tessera; l’idea è che la frattura era assolutamente singolare, per cui rincontrandosi e facendo combaciare i due pezzi della tessera, erano certi di ritrovarsi. Questo combaciare veniva chiamato “simballein“: il concetto di “simbolo” viene esattamente da questo, dallo stare insieme delle due facce della tessera.

Occorre porre attenzione sul fatto che quando la tessera viene rotta, noi abbiamo due pezzi che sono lo stesso ma non l’uguale, in quanto, insieme, fanno lo stesso di quello che erano, ma ciascuno non è uguale all’altro, è lo speculare ma non l’uguale. Trasliamo ora al pittogramma bocca-seno. All’origine la bocca è lo stesso del seno . Il seno compare, attiva la bocca, come bocca per quel seno lì. Questa è la genesi storica. Il “simbolon” dunque come una parte della tessera che diviene simbolo dell’altra, mancante. E insieme simbolo dell’unità originaria.

I Materici

Aforismi non-Miopi

Dalla metafora mente-corpo delle medicine complementari e della psicoanalisi, alla malattia come comunicazione profonda dell’interiorità; dalla problematica esistenziale nei suoi aspetti simbolico-analogici, alle filosofie orientali e a quella niciana, queste cinque opere materiche vogliono sforzarsi di aderire ad una visione del mondo atetica, lontana dalla matrice “miope” del modello antropologico occidentale e altresì di quello della biopolitica oggi dominante. Cinque aforismi per cinque pensieri non-miopi: questa la motivazione della presenza di occhiali di recupero su ogni pannello. (In questa presentazione le opere sono state riprodotte in dimensioni ridotte)

Materico: carta per lucidi; tempera acrilica a base d’acqua; cartoncino.

  1. “OGNI ORGANO CONTIENE IL SUO SENTIMENTO” di Edward Bach 70×50 tecnica mista: vetro sintetico liscio-trasparente, tempera acrilica a base d’acqua, occhiale rotto.
  2. “L’UOMO E’ VISSUTO DAL SIMBOLO” di Georg Walther Groddeck 70×50 tecnica mista: vetro sintetico liscio-trasparente, tempera acrilica a base d’acqua, occhiale rotto;
  3. “NON POSSIAMO TROVARE LA NATURA DI BUDDHA ATTRAVERSO LA VIVISEZIONE” massima filosofica Zen 150×20 tecnica mista: vetro sintetico liscio-trasparente, tempera acrilica a base d’acqua, occhiale rotto;
  4. “BISOGNA ANCORA AVERE UN CAOS DENTRO DI SE’ PER PARTORIRE UNA STELLA DANZANTE” di Friederich Wilhelm Nietzsche 150×30 tecnica mista: vetro sintetico liscio-trasparente, tempera acrilica a base d’acqua, occhiale rotto;
  5. “IL CORPO E’ IL RIFLESSO DI CIO’ CHE SIAMO …” di Pierre Daco 100×50 tecnica mista: lastra in polipropilene a specchio, tempera acrilica a base d’acqua, occhiale rotto.

Nelle fotografie su questo sito sono riprodotte in “modalità ridotta” le opere e dunque le citazioni delle cinque installazioni sopradescritte e la loro morfologia basilare, in quanto le vere installazioni, composte da grossi pannelli, dopo alcuni anni in esposizione, sono state riposte.

Tecnica: carta per lucidi; tempera acrilica a base d’acqua; cartoncino nero

rbt

Sri Pada

Piede in argilla l8,5×4,5

Sri Pada letteralmente “piede sacro” è una montagna dello Sri Lanka. La leggenda narra che il dio Saman ricevette il Buddha sulla vetta dello Sri Pada, il picco d’Adamo, dove l’illuminato lasciò l’impronta del proprio piede. (fonte: Psicogenealogia e costellazioni familiari ad approccio immaginale, Selene Calloni Williams, ed. Spazio Interiore, 2016)

L.C.E = Libertà Condizione dell’Essere

Il Tucano liberato

L.C.E.1

Gabbia in metallo smaltato, tucano in paglia (2010)

Una gabbia cosiddetta “decorativa” recuperata in un mercatino e un tucano (o uccello similare) di paglia. Ogni uccello va liberato dalla sua gabbia. Ogni uomo è “umanimale”. La metafora va da sé.

“E’ tutto collegato. Quello che accade ora agli animali, succederà in seguito all’uomo” Indira Gandhi

La Gabbia

L.C.E.2

Gabbia in legno e ferro, foglio A4, frase di Pierre-Joseph Proudhon (2020)

Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, incasellato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governati vuol dire essere ad ogni azione, ad ogni transazione, a ogni movimento, quotato, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, cacciato, deriso, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta, schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell’interesse generale.

Ecco il governo, ecco la giustizia, ecco la sua morale.

FOGLIA 1

L’oggetto reale

cassetta legno 18×18 cm / smalto opaco verde / foglia

FOGLIA 2

La fotografia

Cassetta legno 18x18cm / smalto opaco verde / fotografia di una foglia

FOGLIA 3

La parola: FOGLIA

MDF / lamina bianca / pennarello indelebile

Microkosmos

mollica di pane, legno, conchiglia, ciotolo, guscio, pietre / l. 6,5cm h. 9cm.

“Il macrocosmo e il microcosmo sono costruiti esattamente sul medesimo progetto” (Swami Vivekananda).

Macrocosmo e microcosmo, in ambito ermetico ed esoterico, designano due entità di cui l’una è riproduzione dell’altra, e che per via della loro somiglianza formano un insieme indivisibile, un’unità dove le parti (il microcosmo) sono in rapporto al tutto (il macrocosmo). L’uno è nella molteplicità; la molteplicità è nell’uno.

La Casa

La casa può essere anche luogo di lavoro, di produzione, di raccolta del materiale e di manifestazione concreta di uno stile di vita. Il luogo in cui si vive esprime il proprio punto di vista sulla vita; può divenire via via laboratorio, officina, studio, teatro, sala prove, sala registrazione, atelier, factory. La propria dimora diviene dunque una proiezione di sé; uno spazio dinamico dove si abita e dove si rappresenta anche esteticamente il proprio mondo interiore. Un luogo privato che può divenire facilmente pubblico: un luogo etico, armonico o caotico ma che esprime tutta l’energia creativa di chi ci vive.