Sotto molti aspetti mi sento affine ai valori espressi da quell’Arte Concettuale apparsa in Europa intorno agli anni ’60 (come me!); una corrente artistica facente capo al pittore Joseph Kosuth, il quale suggeriva ai fruitori una riflessione sul rapporto che lega l’oggetto reale alla sua immagine e alla definizione logico-linguistica che lo definisce.
L’etichetta di Arte Concettuale da allora è stata applicata alle più disparate esperienze e tendenze: dalla Land Art alla New Dada; dalla Minimal Art fino alla Body Art, inclusi happening e performance.
Sono stata fortemente attratta dalla filosofia della corrente inglese Fluxus che ha portato gli artisti ad essa aderenti verso la totale libertà dello status dell’arte. Il maggiore dei suoi esponenti Joseph Beuys dichiarò: “OGNI UOMO E’ UN ARTISTA” intendendo così riaffermare che l’esperienza estetica si nutre del quotidiano di ciascuno. Sottolineò, attraverso la sua originalissima opera, l’importanza del ruolo sociale dell’artista.
Oggi guardo con occhio curioso a Banksy, artista e writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della Street Art nella sua specificità nota come post-graffiti o Guerilla Art. Adoro le sue opere-performance da attivista politico; la sua satira e la sua irriverenza mi intrigano non poco. Così come ammiro le sue denunce che possono trattare le incongruenze assurde della società occidentale, la manipolazione mediatica, l’atrocità delle guerre, l’ecologia, la repressione poliziesca o il maltrattamento degli animali. Banksy sembra giocare con le sue opere negli spazi pubblici e urbani, invece riesce a sensibilizzare il passante/cittadino/uomo con modalità a volte forti a volte ironiche ma mai banali.
Arte come disubbidienza al sistema.
Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell’arte e del feticismo collezionistico: “L’arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell’Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in galleria d’arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari”.
Le sue incredibili incursioni in gallerie famose e rinomate, dove appende clandestinamente opere realizzate finemente in perfetto “stile” ma con l’aggiunta di particolari irriverenti e/o anacronistici mi fanno davvero entusiasmare!
L’uso della tecnica dello stencil ha fatto scuola per molti graffitari di murales nel mondo: rapidità, creatività, meticolosità: “Un muro è una grande arma. E’ una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno”. “I graffiti sono uno dei pochi strumenti che hai a disposizione quando non hai praticamente niente. E anche se con la tua opera non guarirai il mondo dalla povertà, potrai quantomeno far sorridere qualcuno mentre svuota la vescica”. E ancora: “Fare quello che ci dicono è in generale qualcosa a cui attribuiamo troppa importanza, di fatto si dice che vengano commessi più crimini in nome dell’obbedienza che della disobbedienza. Il vero pericolo è rappresentato da chi segue ciecamente qualsiasi autorità”. “La vera arte è non farsi beccare”.
Comprendo perché continui a mantenere segreta la sua identità…
